Maria Cecilia Serafino
C'era una volta una bambina … Così inizia anche la mia storia.
Mio nonno Augusto Candido, ex giardiniere a Villa Robilant (oggi Villa Sassi), possedeva un piccolo tesoro di medaglie e diplomi conquistati con le collezioni straordinarie di begonia rex e di anturium coltivate nel suo vivaio di strada del Lionetto a Torino. E mio padre Carlo – dopo il trasferimento dell’azienda in via Vandalino – aveva inventato per me e mio fratello Cesare una “paghetta” calcolata in base a vermetti e lumache raccolte dai due bambini sulle orchidee. I rari momenti di calma erano dedicati al “gioco del silenzio”: zitti zitti in un angolo a sgemmare azalee… guai a chi apre bocca. Tra le paure indimenticabili di quegli anni, il rumore sordo delle gocce di condensazione nelle serre e gli strani scricchiolii delle vetrate più lontane.
È questo il mio piccolo mondo verde, nonché l’avvio nel 1970 del mio percorso.
I primi negozi di fiori: da Via Vandalino al "viale del Re"
Proprio in via Vandalino nasce il mio primo negozio di fiori, concesso dai miei genitori per rincuorarmi dopo il trasferimento dei vivai di famiglia a Rivoli, ora che una periferia di cemento aveva invaso i prati della mia infanzia.
Nel 1975 il trasferimento in corso Vittorio Emanuele, a fianco della grande fioraia Luigia Grosso Ormea, di cui eredito insegna e clientela prestigiosa. Rimango qui per 25 anni: il tempo di consolidare un ruolo professionale da protagonista e di sognare il sogno più bello, sbozzando con passionalità cocciuta il miraggio di un laboratorio-serra dove continuare a sperimentare, osare e superarmi in piena libertà…
"Scultura Fiori": fiori come emozioni
Lo chiamerò “Scultura”, cioè Serafino Cultura o Spazio Cultura.
Così è nato l’Atelier-laboratorio-serra in via Rosalino Pilo, dove ogni giorno creo con i fiori e compongo ogni cosa. Non solo quelle tradizionali: allestimenti per matrimoni ed eventi, composizioni e mazzi ma anche cinture, mantelle, borse e persino… abiti.
Una vita immersa nei fiori
I fiori sono la mia materia prima; dopo tanti anni di conoscenza reciproca abbiamo instaurato un rapporto di reciproco rispetto e fiducia.
La cosa che i miei fiori amano di più è quando con loro costruisco scenografie per esaltare un colpo d’occhio sul paesaggio, o quando in chiesa entro nell’architettura in modo da sollevare il dubbio se l’elemento decorativo sia parte integrante della struttura della chiesa o ‘semplice’ decorazione, quando con il loro aiuto realizzo un’invenzione scenica portando l’attenzione su un particolare suscitando emozioni.